Coltivare cannabis con lampade a led: 10 errori da evitare

Coltivare cannabis con lampade a led 10 errori da evitare

Che si tratti di cannabis light, di produzione di CBD o di cannabis tradizionale magari a scopo terapeutico, è probabile che l’illuminazione sia del tutto o parzialmente gestita con lampade LED per la coltivazione indoor, come scrivevamo in questo articolo.

Il nuovo avanza, e il futuro dell’illuminazione delle piante, a conti fatti, sembra essere proprio quello dei LED.

Efficaci e di semplice utilizzo, LED e COB (cosa sono i LED COB lo spieghiamo QUI) rendono la coltivazione della cannabis efficiente, a patto di non fare uno di questi comuni errori.

Sovrastimare l’emissione luminosa della lampada LED

L’emissione PAR è alta in rapporto ai watt consumati, ma questo non vuole dire che potete mettere un modulo LED da 200W nella vostra growroom e cercare di ottenere un raccolto dalle vostre 20 piante.

Studiate bene il rapporto numero di piante/watt necessari e la disposizione delle lampade, investendo eventualmente su accessori come carter per aumentare le emissioni, moduli COB o bulbi HPS supplementari per garantire una penetrazione luminosa perfetta.

Bruciare le piante forti del pensiero che le lampade LED emettano luce fredda

Quando si parla di lampade LED per la coltivazione delle piante si dice sempre che emettono pochissimo calore, in confronto ai tradizionali bulbi HPS.

Questo non significa che non emettano calore del tutto, attenzione!

E’ comunque necessaria una certa prudenza, il rispetto della distanza tra la lampada LED e le cime, un accurato e costante controllo della temperatura e una buona ventilazione.

Cercare di risparmiare e usare lampade LED inadatte per coltivare cannabis

Il setup iniziale per coltivare con lampade LED non è sicuramente il più economico.

I costi si ammortizzano col tempo, ma è sempre spiacevole quel grosso investimento per cominciare.

Se tuttavia si decide di fare economia proprio sulla luce allora non si ammortizzerà proprio nulla, e quei soldi saranno semplicemente gettati alle ortiche.

Senza un’adeguata illuminazione infatti sarà difficile mantenete le piante di cannabis vive, figuriamoci avere buoni raccolti!

La fotosintesi rappresenta il centro della vita della pianta, indispensabile perché possa crescere e produrre. Per portare a termine la fotosintesi è necessario uno spettro luminoso completo, pensato appositamente per le piante. Il tipo di lampada a LED per la coltivazione professionale è frutto di ricerca e studio, si avvale di componenti di pregio, ed è assemblato da mani capaci: questo ne spiega il prezzo e al contempo chiarisce perché l’uso di lampade di bassa qualità e dubbia origine porti risultati tragici.

Posizionare le lampade LED per la coltivazione troppo in alto

E’ vero che la fonte di luce non va mai posizionata a contatto o comunque troppo vicina alle piante, ma se la distanza è troppa le emissioni luminose si disperdono.

Diffidate di chi suggerisce di mettere le lampade a LED molto in alto per coprire più spazio: la qualità e la quantità della luce che le piante ricevono determina il risultato finale.

La distanza corretta è solitamente tra 30 e 50 cm, se in dubbio meglio chiedere al fornitore.

Non pianificare il ciclo d’illuminazione delle lampade a LED

La parola d’ordine qui è: timer. Ne esistono di ogni foggia e modello, e per ogni budget.

Un modello base di timer meccanico costa pochi euro ed evita di rovinare il raccolto con una banale dimenticanza.

Non tutte le piante di cannabis hanno bisogno dello stesso ciclo d’illuminazione, ma tutte beneficiano di una solida pianificazione delle ore di luce/buio.

Utilizzare lampade LED con lo spettro luminoso sbagliato

Le lampade LED per la coltivazione delle piante si avvalgono di avanzate tecnologie e anni di ricerca per offrire uno spettro di luce perfetto per lo sviluppo, la crescita e la fioritura delle piante in genere e della cannabis in questo caso.

Tutto questo può essere inficiato dalla scelta del settaggio o del modello sbagliato.

Durante la crescita lo spettro dovrà essere blu, per virare al rosso durante la fioritura: invertendo o mescolando a caso la tipologia di luce si può rallentare o bloccare di tutto lo sviluppo della pianta.

Abbandonare le lampade LED a sé stesse

Sebbene le lampade vengano per lo più fornite pronte da utilizzare, vale la pena ricordare che l’investimento è abbastanza elevato ed è pertanto bene fare qualche sforzo extra per mantenerle al meglio e in buona salute.

Quando non sono in uso va evitato di lasciare le lampade LED in un posto umido, ma vanno riposte con cura. Anche durante l’utilizzo è buona abitudine controllare che non ci siano ristagli di umidità proprio sulle lampade.

Può essere una buona idea provvedere uno stabilizzatore di tensione soprattutto se l’impianto elettrico non è perfettamente affidabile.

Dimenticare di adattare la posizione delle piante

Le piante crescono in fretta: mano a mano andranno alzate le lampade a LED per evitare che le cime si brucino.

Inoltre è una buona idea ruotare i vasi per evitare che le piante si inclinino cercando la luce sempre dallo stesso lato.

Se le piante tendono a diventare molto lunghe e sottili, sviluppando internodi particolarmente estesi e inclinandosi molto verso le lampade probabilmente l’illuminazione è insufficiente o i LED sono posizionati troppo in alto.

Esagerare con le annaffiature dopo il passaggio da HPS a lampade LED

Chi è abituato ai bulbi HPS sa quanto questi sviluppino calore e secchino il terreno, costringendo ad abbondanti e frequenti annaffiature.

Passando alla lampade a LED per la coltivazione la temperatura sarà molto minore, senza problemi di secchezza del substrato. L’irrigazione e l’umidità della growroom andranno quindi regolate di conseguenza.

Scambiare l’efficienza delle lampade a LED con una magia che porta al sicuro successo

Una volta garantita la migliore illuminazione possibile alle piantine di cannabis grazie al nuovo impianto di lampade a LED non è purtroppo possibile sedersi sugli allori e riposare in attesa del meritato raccolto.

O almeno, non è possibile farlo prima di avere organizzato tutto il resto, perché la luce è sì fondamentale ma non è l’unico elemento in gioco.

La growroom di successo è un delicato equilibrio di fattori ambientali: temperatura, ventilazione, substrato, fertilizzanti, scelta dei semi sono tutti interconnessi nel garantire un raccolto eccellente.

Avere scelto le lampade a LED per la coltivazione delle piante è un buon passo avanti, ma ci vuole dedizione, studio e qualche tentativo per raggiungere il risultato perfetto.

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